VHERNIER

Vhernier nasce nel 1984 a Valenza come laboratorio di arte orafa.
Nel 2001 Carlo Traglio diventa Presidente di Vhernier. Il suo obiettivo è di sviluppare l’azienda mantenendone storia e tradizione grazie all’aiuto di esperti artigiani che conoscono tutti i segreti delle lavorazioni.

I GIOIELLI VHERNIER

Un gioiello Vhernier è espressione di forme ancestrali, immobili nella memoria fino a quando vengono a trovarsi un’altra volta sotto i nostri occhi, e cominciano pigramente a riaffiorare.
Queste immagini, queste percezioni diventano più luminose e nitide. Sono emozioni che emergono pian piano, ma è difficile ricordare la prima volta in cui le abbiamo incontrate, sentite, toccate.
Morbidi abbracci creano anfratti più scuri, appartenenti al mistero che suscita, da sempre nell’uomo, il metallo in sé, a partire dai luoghi dove viene scoperto, fino alla sua lavorazione, passando per i molteplici usi che hanno fatto la sua storia. Fino a diventare gioiello.
Sono gioielli concepiti come piccoli mondi, nei quali poter sempre trovare una nuova sfumatura. Realtà a sé stanti, con una storia da raccontare, sempre pronte a stupirci.
Vengono di proposito lasciate parentesi aperte. L’immaginazione gioca e ne plasma il proseguimento: perché un gioiello Vhernier può essere continuato all’infinito, è stimolo puro ai nostri pensieri.
Le linee si rincorrono, si avvolgono, si stringono l’una con l’altra, per poi fermarsi d’un tratto. Il peso dell’oggetto in sé, è attenuato da colori fluidi, tenui e trasparenti, fino a regalare al gioiello un perfetto equilibrio.
Lo stile, come le forme, è intuitivo e naturale: naturale perché l’ispirazione appartiene ad ogni cosa. Il sasso, la foglia, una conchiglia, le inclusioni e la sfumature delle pietre, diventano parte integrante dell’idea che sta alla base delle nostre creazioni.
Gli effetti cromatici nascono da giochi di madreperla, pietre sotto il gioiello, diamanti che vengono a galla come bollicine nell’acqua. E per ultima, la luce, preziosa compagna nel dar voce ad ogni più piccolo dettaglio.
I diamanti sono quasi sentieri nascosti, orme di qualcuno, e i vuoti nel gioiello diventano incavi che si lasciano scoprire da persone attente, attente come solo un innamorato può essere. Le forme Vhernier si lasciano gustare solo da chi sa trovare…
Non solo le linee, ma anche i volumi, sono un elemento che fa parte della natura, e, come quest’ultima, sono imprevedibili. Dove la materia può espandersi lateralmente, lo fa in verticale, inarcandosi in maniera spiazzante ed improvvisa, per creare armonie compositive non comuni.
Tutto si snoda tra forme mai aggressive, gentili, tanto morbide, acquatiche, quanto deciso è il metallo che le sostiene e modella.
E’ il gioiello stesso a suggerirci, anche per la materia che lo compone, quale sarà il suo destino: durare a lungo, per essere riservato ad una quotidianità affettuosa, attenta, conscia del suo valore.
Bisogna averne cura e rispetto, perché la prima volta che li abbiamo visti hanno catturato il nostro sguardo ed i nostri pensieri, incantandoci d’improvviso. 

PUNTI VENDITA VHERNIER

I gioielli di Vhernier sono distribuiti dalle migliori gioiellerie al mondo. Vhernier è inoltre presente con i suoi corners e vetrine nei prestigiosi department stores Saks Fifth Avenue di New York, Palm Beach, Houston, Bal Harbour, San Francisco, Washington DC presso Tyson’s Corner e da Neiman Marcus a Dallas.
Infine Vhernier è anche nei rinomati Magazzini Gum di Mosca.

NEGOZI VHERNIER

La prima boutique Vhernier inaugura a Milano nel 2002, in via Santo Spirito 14. All’apertura di Milano segue nel 2003 quella di Capri in via Camerelle 8. Nel 2006 apre Ginevra, in place Longemalle 19. Dall’autunno 2007 Vhernier è presente a Parigi nella più celebre delle vie del lusso internazionale, 63 Rue du Faubourg Saint-Honoré e a Roma nella storica strada delle gioiellerie, via del Babuino 69. Il 2008 è l’anno degli Stati Uniti: Vhernier apre a Miami nell’esclusiva Coral Gables e a Beverly Hills, lungo l’elegante Brighton Way. Nel 2009 inaugura ad Atene in Voukourestiou Street al numero 8. Dal 2010 Vhernier è anche a Venezia, nella prestigiosa calle Vallaresso.

MATERIALI

ACQUAMARINA
Plinio era solito dire che "migliori sono quelle che hanno il colore puro e limpido del mare, e che intinte nelle sue acque diventano invisibili".
Sono azzurre, azzurre verdastre; colori così leggeri, colori che sono creati da atomi di ferro.
Le più belle sono quelle brasiliane, ed è proprio in questo paese che, nel 1910, viene trovato un cristallo di quasi 111 kg.
Si dice che, se regalato, porti sollievo a chi soffre.

ADULARIA
Adula era l’antico nome della regione delle Alpi in cui hanno origine il Reno e l’Adda. O, più semplicemente, è chiamata pietra di luna. Si può trovare in Alto Adige e in Tirolo.
Biancastra, perlacea, è spesso verdastra per patine ed inclusioni cloritiche. Tipico di questa pietra è un fenomeno che porta il suo nome: l’adularescenza. E’ un riflesso bianco-azzurro oppure azzurro madreperlato, che ondeggia non appena si modifica il punto dal quale si osserva.
Pietra dalle sfumature strane, delicate. Colpisce il suo essere traslucida, lattiginosa. La luce passa attraverso la pietra e sembra rimanere bloccata al suo interno.
E’ bello tenerla in mano, muoverla, osservandone i riflessi. Lunare non a caso.

AGATA
E’ la varietà di calcedonio più anticamente conosciuta.
“Achates” era il nome del fiume Dirillo, in Sicilia. E’ colorata a zonature, spesso verdi, blu, oppure nere.
La sostanza di queste sfumature è il ferro. Non è solo grigio.

AMBRA
L’ambra per i Romani era “siccinum”, il succo dell’albero. L’ambra è resina. Prima soffice e densa, poi solida. Ma tra il prima ed il poi passano milioni di anni.
L’ambra sa aspettare: cattura nel suo abbraccio attimi di storie passate per consegnarle a noi.
Se la si sfrega, oltre ad elettrizzarsi sprigiona il profumo dei pini dai quali proviene.
I siti più celebri sono quelli delle coste del Mar Baltico e di Santo Domingo. Perché l’ambra trova il suo ambiente anche nel mare, dove le onde, soprattutto durante le tempeste, strappano via noduli di ambra dalle rocce, infrangendosi su di esse. Quando tutto finisce, l’ambra è cullata dove l’acqua è poco profonda, giungendo alla riva.
L’ambra è un istantanea del momento in cui è nata. Le inclusioni come piccole bolle, lasciano pensare ad un soffio di vento rimasto intrappolato.
E’ un frammento di storia che comincerà a far parte anche di te.

AMETISTA
Leggenda vuole che sia una ninfa, della quale Bacco si era invaghito. Quando questi tentò di abbracciarla, lei pregò la dea della castità perché la trasformasse in una gemma. Il suo desiderio fu esaudito, e il dio, stupito e sorpreso, le regalò il colore del vino e le diede il potere di preservare dall’ubriachezza.
L’ametista evoca, come il suo colore, una sensazione di mistero. Anche dal punto di vista scientifico, l’impressione è la stessa: la cause della sua colorazione, infatti, sono ancora in discussione.
Per noi il suo fascino è certo.

ARGENTO
Splende. E’ il metallo di luna.
Ha cominciato ad essere popolare presso gli antichi Romani. Attraverso la storia, arriva fino al 1400, quando, con le corporazioni, l’argento entra a far parte della vita di tutti i giorni, soprattutto grazie alle ingenti quantità che cominciano ad affluire in Europa dal nuovo continente a partire dal 1492.
Le tecniche migliorano, la fama delle mani che sono in grado di lavorare l’argento, aumenta.
Da solo sarebbe troppo morbido e poco resistente alla pressione, così viene unito in lega con il rame; è atossico, antibatterico, la sua versione più preziosa è chiamata britannia silver (Ag 950), seguita dalla sterling (Ag 925). E’ il migliore conduttore di elettricità, ma il suo tallone d’Achille è l’ossidazione, che avviene a causa del prolungato contatto con l’aria.
Diresti mai che può essere laminato fino alla trasparenza?

AVVENTURINA
La sua storia è anomala.
Un artigiano di Murano, lasciò cadere, “per avventura” nel vetro fuso, alcune pagliuzze di rame. Chiamò il nuovo composto “avventurina” e per somiglianza si cominciò a chiamare in questo modo anche la pietra naturale.
Veniva usata per gli occhi delle statue tibetane. Quella verde proviene dall’India, Russia e Brasile.
Così lontana, ma così vicina al tuo essere.

CALCEDONIO
Lattiginoso, bianco-grigiastro, azzurrognolo, verde, gialliccio. Sono i colori del calcedonio. Mai visto in toni di azzurro così delicati. Ma non è nemmeno azzurro. Venature bianche, macchioline grigie, preso in prestito dalle sfumature di una nuvola.
Abbondante in Uruguay, blu in Brasile.
Nessun altra parola per descriverlo. Si spiega da solo.

CAUCCIU’
La sua scoperta: ci giocavano gli indigeni sudamericani. E la palla rimbalzava così bene.
Lo chiamavano cahuchu, il legno che piange. Non resina qualunque. Gomma. Si incide l’albero ed esce un liquido lattiginoso: per colorarlo si usano pigmenti, come ossido di zinco e cere.
Dopo la seconda guerra mondiale, si comincia a ricercarne la versione sintetica. Morbida. Tutto da una palla.
E non a caso un gioiello può essere un gioco.

CORALLO
Perseo, per lavare via il sangue di Medusa, si bagnò nel mare, e le piccole gocce rosse caddero su rametti immersi trasformandosi in corallo.
La sua fama comincia, indietro, lontano, con i Sumeri, gli Assiri, i Fenici: la consideravano una pianta misteriosa, a causa del suo essere molle in acqua e dura a contatto con l’aria.
Centro storico italiano per la sua lavorazione è Torre del Greco, così produttivo che Ferdinando IV di Napoli arrivò a dettare il “codice corallino” per i pescatori. Il Mediterraneo è infatti uno degli habitat preferiti dai coralli, insieme al Mar Rosso e alle acque giapponesi. Questo materiale prezioso è semplicemente l’impalcatura su cui alcune specie di polipi vivono in colonie, fissando il carbonato di calcio dell’acqua di mare. Sono ventisette quelle che danno origini a forme coralline, ma solo quattro quelle il cui scheletro può essere usato in gioielleria. Solo la parte superiore della pianta è viva , e può variare per uniformità di colore, spessore dei rami e presumibile resa.

CORNIOLA
Calda e potente.
Il colore tipico è il rosso-sangue, ma è assai variabile, sia nella tonalità che nella intensità. L’ossido di ferro le dona il rosso, l’idrossido di ferro la rende gialla o bruna.
Amuleto amato ed usato in tutti i tempi.
La corniola più famosa è quella al centro del pettorale funerario del faraone Tutamkhamon. Infatti fin dal tempo degli Egizi, in oriente e in tutto il mondo, la corniola, varietà di calcedonio, è stata considerata una pietra dai grandissimi poteri protettivi, fra cui quello di evitare pericoli (anche nell’Aldilà).
Semitrasparente o traslucida, dopo la pulitura presenta un ottima lucentezza.

CRISOPRASIO
Il verde dell’erba giovane. Quasi tenera. Sfumata se la osservi bene. Verde "prasio", porro, in greco. E’ una delle varietà più belle del calcedonio.
Se riscaldato, impallidisce, per poi tornare normale se esposto all’umidità.
Strano come queste pietre abbiano spesso a che fare con l’acqua.

CRISTALLO DI ROCCA
Secondo Plinio, era ghiaccio formatosi dal raffreddamento dell’umidità celeste. Lo troviamo in Madagascar, Giappone, nelle Alpi. Se credevano fosse ghiaccio, avevano le loro ragioni. Lo crederemmo anche noi, se la scienza non ci dicesse il contrario.
Ha un altro nome, quarzo ialino, da yalos, trasparente.
Nerone, o almeno così si racconta, ne possedeva alcune lastre, con sopra incise parti dell'Iliade. Gli Egiziani lo usavano per gli occhi delle loro statue.
Lucido o opaco è pesante, ma dà contemporaneamente l’idea di qualcosa che non taglia, che non fa male. Una bolla.

DIAMANTE
Adamas, l'indomabile, la pietra più dura, la pietra che brucia senza lasciar traccia di sé, conosciuta già dal IV secolo a.C.
Si diffonde in Europa con un viaggiatore, J.B. Tavernier, che ne portò alcuni alla corte del Re Sole.
Agnès Sorel e Marie de Borgogne, furono le prime donne a riceverne uno in dono come pegno d’amore eterno. Per sposi e amanti, si crede abbia la facoltà di accrescere e rendere duraturo il legame, il sentimento.
Solo il diamante può scalfire il diamante.
Nasce come carbonio, nelle profondità della terra, e grazie alle incredibili temperature del sottosuolo, cristallizza, fino a quando, milioni di anni dopo, arriva in superficie grazie alle eruzioni vulcaniche.
Si pensa di solito al tipo incolore di questa gemma, in realtà la si può trovare anche gialla, bruna, grigia, azzurra, e via dicendo. La colorazione classificata come D, indica il “bianco eccezionale+”, a scalare fino alla H, il bianco, per poi arrivare alla Z. Si trova quasi sempre insieme alla roccia madre, la kimberlite o la lamproite.
Da uno di quelli acquistati da Luigi XIV, fu tagliata una delle gemme più preziose, il diamante Hope. Si dice porti sfortuna. Sarà forse la sfortuna di essere invidiati dagli altri, da tutti?
Rimaniamo comunque dell’idea che possederne uno, sia una fortuna. Fosse poi più di uno…

EOSITE
Riflette il rosa. Pallido: E’ la pietra del Tibet. Anche un po’ nostra.

EBANO
Compatto, duraturo, prezioso.
Pesante, riflessi rosso cupo, nero. Lucente. Come il metallo. Come l’oro. Oro che sa renderlo più arrendevole.

GIADA
La pietra de hijada, la pietra del fianco. Così era chiamata dalle civiltà precolombiane che la portavano legata alla cintola come amuleto per le malattie renale.
E’ in Asia che la giada ha ottenuto maggior successo. Giada nella lingua del saggio, “yu” o “yu-chi”, significa “ciò che di più prezioso possa esistere al mondo”. Per gli orientali doveva essere tenuta sempre vicino al corpo, in modo che ne assorbisse l’energia e l’aspetto vitale. Liscia, morbida e viva. I cinesi volevano che il suo aspetto fosse grasso: il tipo di lavorazione più apprezzato era proprio quello che dava alla giada una consistenza quasi tenera.
Era, ed è tuttora, un materiale tenuto in così alta considerazione, da essere anche utilizzato come supporto per le poesie, che venivano incise su di essa, già dal 1740 a.C.
Oggi con il nome giada, si indicano altre tre varietà: la giadeite, la cloromelanite e la nefrite.
Un’altra destinazione, un po’ lontana dal gioiello, era quella che trasformava i pezzi di giada in parti di strumenti musicali, soprattutto per usi sacri.

GIAIETTO
Il nome deriva dal greco Gagates, antica città dell’Asia minore (l’odierna Turchia), tradotto poi in francese arcaico in jaiet, da cui giaietto.
Prove storiche affermano che venisse estratto sin dal 1400 a.C. e riportano che Plinio narrasse come di una sostanza meravigliosa dalle innumerevoli virtù.
Già durante l’occupazione romana, nella regione di Whitby, furono aperte miniere e inviati oggetti e monili nell’antica Roma.
In epoca medioevale, per la particolare lucentezza ed il colore, il giaietto veniva utilizzato come specchio e si attribuivano poteri curativi alla sua polvere, unita all’acqua o al vino.
Direste mai che è un materiale di origine organica? E’ lignite che deriva da prodotti vegetali, immersi per milioni di anni in acqua stagnante, quindi resi compatti e fossilizzati dall’azione, nel tempo, del calore e della pressione.

GRANATO
Perché granato? Per il suo aspetto a grani rossi, simili a quelli della melagrana (in latino malum granatum): gemme di colore intenso, da rosso chiaro a rosso bruno o violaceo.
I più apprezzati sono limpidi, con colore intenso ed omogeneo e notevole lucentezza.
La leggenda gli attribuiva il potere di risplendere nell’oscurità. Gemma sacra, ideale per gli eroi, per coloro che fornivano prova del loro coraggio, veniva posta sugli scudi, sul pomo delle spade come protezione e sugli amuleti per recare felicità e ricchezza.
Il grezzo si presenta con un aspetto insignificante, ma dopo il lavoro del tagliatore, assume colore, fascino e bellezza. Per questo nacquero leggende popolari legate alla metafora sull’uomo che, attraverso prove e difficoltà, descriveva un processo di crescita per la sua maturazione spirituale verso la perfezione.

GRANATO MANDARINO
I primi granati mandarino apparvero sul mercato come fiammeggianti comete nel cielo della sera.
In Africa, nel nord ovest della Namibia, lontano da qualsiasi forma di civiltà, sul corso del fiume Kunene fu trovato il primo granato mandarino.
Ha un colore arancio brillante, con talvolta qualche sfumatura marrone. Un colore che annuncia energia, gioia di vivere, individualismo e spirito d’avventura.
Colore, brillantezza, durezza e rarità fanno di questa stupenda gemma qualcosa di veramente eccellente e speciale.

KOGOLONG
Lucido e latteo come la ceramica, ma duro e indistruttibile come il marmo.
E’ prezioso e raro, se uniforme.
E’ caldo perché il bianco sfuma nei grigi cremosi che solo questa pietra vulcanica riesce ad esprimere dopo millenni di silenzio.

KUNZITE
Limpida, femminile, romantica, giovane e promettente.
Nel 1902 la scoprì, dandole il nome, George Frederick Kunz, esperto mondiale in mineralogia.
Il colore è variabile dal rosa, rosa-lilla al violaceo-ametistato con tonalità molto delicate. Il pleocroismo è notevole ad occhio nudo e più forte con l’intensità della tinta.
Saponosa al tatto.

LAPIS
E’ quello con le stelle. Blu con pirite. Più uniformi sono le stelle, maggiore è il suo valore.
La pietra blu, non una fra tante.
Usata in polvere dai pittori per il blu oltremare, o per i cieli notturni. Sembra quasi possederne le profondità. Afferrarne la sorprendente somiglianza, non è difficile.
Era già conosciuto in Egitto, India, Persia e nell’antica Mesopotamia. Per fortuna e arrivato fino a noi.
Affascinante e magico come la notte. Nato per essere ammirato. O semplicemente Blu.

MADREPERLA
E’ curioso come certi materiali preziosi siano legati alla musica. La madreperla è uno di questi.
Alcuni liutai la utilizzano per rifinire gli strumenti, come chitarre e mandolini. Sembra che ne migliori addirittura il suono.
Oltre che l’orecchio, la madreperla appaga anche l’occhio: grazie alla sua struttura lamellare, che cresce sovrapponendosi, si creano meravigliosi riflessi iridescenti.
E’ prodotta da bivalvi e gasteropodi, ed altro non è che la loro parte interna. La si ottiene molando, oppure trattando la conchiglia con acidi opportuni, così da eliminarne la parte esterna opaca.
Ed è proprio lei, il tocco in più che rende alcune nostre creazioni così speciali.

MOCAITE E SUGILITE
La mocaite: rossa con macchie gialle. La troviamo in Cina e in Australia.
La sugilite, pietra nuova, scoperta solo nel 1944 da Ken-Ichi Sugi. Da qui il suo nome. Le sue sfumature variano alla porpora, al marrone, al giallo. Si trova in Giappone ed in Canada.
Perché queste due pietre insieme? Perché sono di recente scoperta e sono poco conosciute.

ONICE
Tout simplement noir. Cosa dire su una pietra cieca? Che può dare più luce di quanto si possa immaginare.

OPALE
Quelli più preziosi sono iridescenti, anzi, opalescenti, a causa di giochi di luce che agiscono sulla presenza di sottilissime fessure interne.
Conosciuto ed apprezzato dai Romani nel III secolo a.C., in sanscritto era Upala, la pietra preziosa.
L’opale si deteriora se esposto ad eccessivo calore o a contatto con liquidi. Parte della sua struttura, fino quasi a un quarto del totale, è composto d’acqua.
Si distinguono: quello nobile, le cui sfumature vanno dal biancastro lattiginoso, al giallo, al rosso, fino alle tonalità tendenti al blu e al verde più scuri, quello nero, con fondo molto scuro ed effetto “arlecchino”. Non dimentichiamo l’opale di fuoco, che fa sue tutte le sfumature dell’arancio.

ORO
Intorno al 5000 a.C. cominciano ad usarlo gli Egiziani. Il suo successo continua attraverso la storia, presso gli Etruschi ed i Romani. Nella mitologia classica l’oro è il simbolo del potere, in quella orientale della cupidigia.
In Africa si crede che lo spirito dell’oro possa fare impazzire o uccidere colui che ne abusi.
Leggende o verità a parte, è il più duttile dei materiali, il più malleabile e uno dei più resistenti; è usato nell’industria farmaceutica, nella fotografia, in odontoiatria e nel campo dell’elettronica. Ridotto in lamine molto sottili, appare giallo alla luce riflessa, mentre presenta riflessi verdi in trasparenza. Può essere lavorato puro (24 kt), oppure, al fine di ottenere sfumature e consistenze diverse, in lega con il rame (oro rosa), con l’argento (oro verde), con il palladio o il nichelio (oro bianco), e, in rari casi, con il ferro (oro grigio o blu).
E’ da sempre metallo degli dei, dei potenti, metallo pregiato, si fa caldo, si lega a te.

PERIDOTO
Detto anche olivina, è molto diffuso nelle rocce magnetiche, trascinato dal magma eruttivo, spesso raggiunge la superficie dove può essere trovato in granuli all’interno della roccia vulcanica ospite.
Estratto già nel secondo millennio a.C., il peridoto veniva impiegato in Egitto come gemma decorativa e terapeutica.
Introdotto in Europa durante il medioevo, per merito dei crociati, era utilizzato per cacciare gli spiriti malvagi, per infondere saggezza e incoraggiare lo spirito d’amicizia.
E’ verde per la presenza di ferro, con sfumature di tono dal verde-oliva (da cui l’origine del nome olivina) al verde-intenso, quasi bottiglia, fino ad un vivissimo giallo-verde.
La lucentezza caratteristica non è fredda e cristallina, ma crea un’affascinante effetto “denso e pastoso”, inconfondibile.

PRASIOLITE
La varietà di quarzo di colore verde o verdastro.
Scoperta casualmente attorno al 1953 nello stato di Minas Gerais, deve il suo colore particolare all’effetto di un trattamento termico, generato talvolta in natura dalla luce solare. Una curiosa storia racconta di un ricercatore che con delle masse di ametiste rigettate, dimenticate, vecchie, si costruì una specie di camino per scaldare la colazione. Terminata la colazione e spentosi il fuoco, buttò la roccia da parte e con sorpresa riscontrò che le rocce ametistine erano divenute verdi. I brasiliani dettero il nome prasiolita cioè pietra colore prasio (che è verde).

QUARZO
Il quarzo è un minerale assai diffuso sulla crosta terrestre. Presenta varietà trasparenti, semitrasparenti o opache coprendo un’ampia gamma di colori.
E’ Citrino per l’ossido di ferro. Non giallo. Non il giallo al quale siamo abituati. Immaginatevi le tonalità che può avere lo zucchero caramellato.
E’ rosa per l’ossido di manganese. Un rosa tenue, molto delicato, più o meno lattiginoso, fino a quasi trasparente.
La medesima struttura la troviamo nel bianco-latte, che per il suo colore fa pensare alla montata lattea materna.
Quello fumé è considerato la pietra dei momenti difficili, forte antidepressivo e potente antistress. Affascinanti teorie sostengono che il suo caratteristico colore sia il risultato di una lunghissima esposizione a una fonte naturale di radiazione dalla terra, che gli ha conferito colorazioni dal bruno-fumo, al castano, anche molto intenso, quasi nero.
La varietà girasole ha una colorazione bianco-bluastra lattiginosa e presenta una notevole, bellissima opalescenza. Osservandolo alla luce del sole e muovendo la pietra, si notano riflessi blu, rosei, rossi ed è a tale proprietà che deve il suo nome.
Quarzi. Colore e trasparenza.

RUBELLITE
I suoi colori brillano dal rosa al rosso intenso, tendente al violaceo. La colorazione è dovuta ad eccesso di manganese e alla presenza di litio.
I cristalli di rubellite possono avere eccezionali dimensioni.
Unitamente all’indicolite è una tra le più belle varietà della tormalina. Viene spesso erroneamente indicata come “Rubino della Siberia”.
Un rosso seducente con un’apprezzabile vita interiore.

RUBINO
Rubini erano tutte le pietre rosse. Il suo nome latino, rubere, rosseggiare. Anche il “Black Prince’s ruby” e il “Timur’s ruby”, che fanno parte dei gioielli della corona britannica, sono in realtà spinelli rossi di dimensioni notevoli. La pietra fino al 1800 era infatti chiamata carbonchio.
Meno poetico, vero? Molto più felice invece, la sua radice sanscritta. Il rubino è “ratnaraj”, il re di tutte le pietre preziose. Raccontavano che al suo interno ardesse un fuoco perenne. Oggi questo fenomeno è chiamato fluorescenza, un brillio interno.
Dal rosso scuro a tonalità più chiare. Una sua caratteristica è il pleocroismo: a seconda degli angoli dal quale lo si osserva, le sfumature cambiano leggermente.
Se il loro peso supera i 10 kt diventano più preziosi dei diamanti. I più belli sono in Birmania. Sempre nel posto degli zaffiri.

SIDERITE
E’ un minerale. E’ anche il vecchio nome con il quale si indicavano le meteoriti ferrose.
La siderite si forma ed è comune in ambiente sedimentario ed idrotermale, è comunque possibile trovarne anche in rocce metamorfiche ad alto contenuto di ferro.
Il nome deriva dal greco “sideros” che significa ferro.

SMERALDO
In greco, smaragdos, vuol dire pietra verda. Quella per eccellenza.
Era la pietra di Cleopatra. Era già conosciuta nel 4000 a.C. e l’Egitto era uno dei più grandi fornitori. Pietra dei sovrani, Nerone vi guardava attraverso per seguire meglio i giochi circensi; si credeva facesse vedere meglio, riposasse la vista e permettesse di arrivare più lontano con lo sguardo.
Attraversando tempo e continenti, scopriamo che in perù la dea della castità era la dea smeraldo, e che, ritornando nel vecchio continente, la pietra era ancora una volta, protettrice della purezza.
Cambiando luogo, non cambia il significato, ma si modifica il suo colore: tra i più belli, quelli estratti in Colombia. A dispetto dell’apparente perfezione, le inclusioni al suo interno sono segno distintivo del loro essere naturali, al punto che, in casi di pietre perfette, si pensa subito all’artificiale. Rarissimi sono gli smeraldi senza difetti, ed incalcolabile è il loro valore.

SPINELLO
Ha ornato le corone di re Europei, imperatori Mhogol in India, ma anche il signore Tamerlano re di Persia ne aveva una collezione unica.
Per secoli la varietà rossa è stata scambiata per rubino, il caso più eclatante è il “Rubino del Principe Nero” che decora la corona britannica: uno splendido spinello da 170 carati.
Si narra che il più bello e quotato spinello del mondo sarebbe una pietra di 400 carati, attualmente facente parte del tesoro dell’Unione Sovietica; venne acquistato a pechino dallo Zar Alexis Mikhailovitch ed ornò la corona di Caterina II di Russia.
L’ossido di cromo lo colora di rosso, un rosso intenso con splendide sfumature.
Lo spinello si presenta molto più raramente con colori: blu cobalto, rosa, rosso arancio e perfettamente trasparente.
La gemma preferita dai collezionisti.

TANZANITE
Gemma rara con una luce magica.
Il nome venne coniato nel 1967, subito dopo la scoperta, per contraddistinguere in maniera univoca il nuovo ritrovamento e per definire l’unica zona di provenienza: la Tanzania.
Prova ad osservarla. Per il forte pleocroismo, col cambiamento della luce, noterai, all’interno della gemma la sovrapposizione e l’interazione del blu, del viola e in alcuni casi del rosso.
Per via della sua durezza relativamente bassa deve essere lavorata con particolare cura: bisogna sapere che riscaldamenti repentini possono danneggiarla.

TOPAZIO
O un isola nel Mar Rosso, Topazos, o “fuoco” in san scritto: tapas.
Il più prezioso è quello imperiale, arancio-rosato, poi abbiamo quello azzurro, rosso, rosa, incolore.
Leggenda vuole sia stato trovato da pirati trogloditi naufragati sull’isola di Cytis in Arabia, affamati, cominciarono a cercare erbe e radici e trovarono così le pietre.
Le abbiamo trovate anche noi.

TORMALINA
Di che colore sono? Turamali, singalese, mescolanza di colori. Perché in uno stesso filone si trovano tormaline di diversi colori.
Per strofinio si elettrizzano, tanto che in Olanda le chiamano “ashentrekken”, ovvero attira cenere. In Brasile si trova quella verde.
Era la pietra preferita di Renè Lalique.

TURCHESE
La pierre turquoise, la pietra della turchia.Per gli antichi romani era conosciuta come callaite, cioè “bella pietra” e non sbagliavano.
Il colore ve lo dice il nome, ma la natura l’ha pensata anche in verde mela, verde-azzurro e verde-celeste pallido.

TZAVORITE
Vivace e brillante.
E’ stata scoperta a Tzavo, località dell’Africa del sud al confine tra Kenia e Tanzania.
La colorazione, dal verde pallido sino a verde intenso, è quella dello smeraldo, pur essendo un granato grossularia. Il colore verde aumenta con l’aumentare delle percentuali di ossido di vanadio e ossido di cromo.
Guardando bene si ha l’impressione che delle “briciole di pane” siano state catturate all’interno della gemma.
Deve il suo nome a Henry B. Plat, presidente di Tiffany, che in un certo qual modo fu lo “scopritore” di queste pietre, introdotte sui mercati nel settembre del 1974.
Quando il colore è verde-smeraldo i prezzi sono elevati anche per pietre piccole, elevatissimi per esemplari notevoli.

ZAFFIRO
Solo con l’origine del suo nome, potrebbe esaurirsi la sua presentazione: in ebraico antico “sappi” è “la cosa più bella”. Non è solo blu. Trasparente, arancio, giallo, verde, porpora, grigio, con tutte la loro sfumature.
Tradizionalmente è la pietra dell’elevazione dello spirito e dell’osservazione. Ispirati dal suo colore? Forse si. Certo è invece, che le sue tonalità sono dovute ad atomi di ferro e titanio.
Il luogo dello zaffiro è Myanmar, birmania. Che è anche il luogo del rubino. Vivono insieme. Si trovano insieme e potrebbero entrambi chiamarsi sapphir.

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PRIVACY

Informativa sulla Privacy (ex Art. 13 D.Lvo 196/2003)

desideriamo informarLa che il D.lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 ('Codice in materia di protezione dei dati personali') prevede la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali. Secondo la normativa indicata, tale trattamento sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti.

Ai sensi dell'articolo 13 del D.lgs. n.196/2003, pertanto, Le forniamo le seguenti informazioni:

1. I dati da Lei forniti verranno trattati per le seguenti finalità : invio di comunicazioni o notizie, aggiornamenti della nostra attività,  comunicati stampa, segnalazione di eventi, segnalazione di redazionali, altro invio di comunicazioni o offerte commerciali, anche attraverso il nostro servizio di newslettering. Potranno, quindi, esserLe periodicamente inviate e-mail e/o SMS di aggiornamento relative alla nostra attività e comunicazioni e/o informazioni commerciali, promozionali e pubblicitarie riguardanti la nostra azienda. In coda a ciascuno di tali messaggi saranno sempre riportate le istruzioni che La invitiamo a seguire qualora voglia chiederci di non ricevere più il nostro servizio.

2. I dati verranno trattati sia con strumenti informatici sia su supporti cartacei che su ogni altro tipo di supporto idoneo, nel rispetto delle misure minime di sicurezza ai sensi del Disciplinare Tecnico, Allegato B del Testo Unico della Privacy.

3. Il conferimento dei dati è obbligatorio per poter erogare i servizi di newsletter e l'eventuale rifiuto di fornire tali dati comporta l'impossibilità di procedere nella registrazione. Ogni richiesta di iscrizione ai servizi è verificata tramite un sistema che richiede una successiva conferma da parte di chi ha richiesto l'accesso agli stessi (double opt-in) tesa a verificare che la persona che ha inoltrato la iscrizione sia la vera titolare dell'indirizzo e-mail.

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5. Il titolare del trattamento è La Casa Vhernier s.p.a. Via Del Lavoro, 1, 15048 Valenza (AL)  - Italy - P.I. 01150040069.

6. Il responsabile del trattamento in carica è puntualmente individuato nel Documento Programmatico sulla Sicurezza redatto annualmente. In data odierna il responsabile del trattamento è il Legale Rappresentante pro-tempore.

7. In ogni momento potrà esercitare i Suoi diritti nei confronti del titolare del trattamento, ai sensi dell'art.7 del D.lgs.196/2003, che per Sua comodità  riproduciamo integralmente:

Decreto Legislativo n.196/2003, 
Art. 7 - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti

1. L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

2. L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione:

  • a) dell'origine dei dati personali; 
  • b) delle finalità e modalità del trattamento; 
  • c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici; 
  • d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2; 
  • e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

3. L'interessato ha diritto di ottenere:

  • a) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati; 
  • b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; 
  • c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

4. L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

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